
Tirarsi fuori
Opentour 2017
Per il secondo anno la galleria P420, in occasione di Opentour 2017, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna e l’Associazione Gallerie d’arte Ascom Bologna, ospi- ta Tirarsi Fuori, mostra di una selezione di studenti dell’accademia a cura di Lelio Aiello e Massimo Marchetti.
Contemporaneamente P420 presenta in una sala della galleria la personale della giovane artista bolognese Irene Fenara.
I lavori presentati dagli artisti di Tirarsi fuori sono l’esito del workshop tenuto in accademia da Franco Vaccari dedicato all’approfondimento di due momenti cruciali che spesso si pre- sentano durante la formazione di un artista: quello originario della “chiamata” e quello del dubbio o, come lo definisce Vaccari, della “palude”.
Se fino all’epoca rinascimentale il percorso per diventare un artista era rigidamente subor- dinato alla pratica della bottega, nel corso dei secoli successivi l’avviamento a questa parti- colare professione si è progressivamente svincolato da regole codificate. Ha quindi acqui- stato più rilievo, nella considerazione generale, il legame con la cosiddetta “vocazione” che andrebbe a collocare questo tipo di scelta nella sfera spirituale.
D’altra parte, una volta iniziato questo percorso, che implica una profonda esplorazione di sé, può essere facile scoprirsi improvvisamente invischiati da un sentimento di incertezza e di disorientamento. In questo frangente si può arrivare a rimettere in discussione tutto e a interrogarsi sulla propria identità, ma, come in un rito di passaggio, se le ragioni iniziali sa- ranno abbastanza solide quello potrà rivelarsi come il momento risolutivo in cui un percorso artistico è iniziato per davvero.
La mostra Le interne differenze di Irene Fenara racconta la lontananza come appropriazione interiore di un tempo e di un luogo. Una casa che viene dal passato e che cerca uno spazio aperto nel quale restare lontano. Vedute di interni sono il soggetto principale delle fotogra- fie di grande formato che si inseriscono all’interno di un’installazione ambientale.
Lo spazio della lontananza, così ricomposto, richiama alla visibilità interiore, ed è la fotogra- fia che affida qui all’immagine un compito estremo: portare il visibile verso lo sfondamento del limite e insieme suggerire che il rendere trasparenti le soglie è un ritrovare, almeno nella durata del suo mostrarsi, quel che è perduto, o nascosto, o chiuso nell’irreversibilità del tempo, coperto dalla sua polvere. (Antonio Prete, maggio 2017)












